Milano, tra i vicoli e i palazzi eleganti, si è trasformata in un set di lusso per Il Diavolo Veste Prada 2. Mentre il pubblico ammirava le star sul grande schermo, dietro le quinte si muovevano figure quasi invisibili, le controfigure italiane. Anna Ribolzi, Sofia Felicetti, Milena Schittulli e Valentino Odorici hanno camminato al fianco di Meryl Streep, Anne Hathaway e Stanley Tucci, ma lontano dai riflettori. Sono loro a raccontare cosa significa vivere quel mondo fatto di abiti firmati, prove infinite e attimi rubati tra una scena e l’altra. Un dietro le quinte milanese che pochi hanno visto, ma che ora prende vita dalle loro parole.
Anna Ribolzi era partita con l’idea di fare una comparsa, ma la svolta è arrivata quasi per caso. Ha visto un annuncio su Instagram, ha mandato una foto per gioco e poco dopo ha ricevuto una chiamata da Roma: le offrivano il ruolo di controfigura e stand-in di Meryl Streep, l’icona di Miranda Priestly. Il suo compito era quello di prendere il posto dell’attrice nelle scene in cui si vedeva di spalle o fuori campo, aiutando la troupe a sistemare luci e movimenti.
Due settimane di riprese intense, con turni anche di notte e giornate lunghe sul set milanese. Anna ha guadagnato 1800 euro per un’esperienza che l’ha catapultata in un ambiente quasi parallelo, dove l’ammirazione per Meryl Streep era palpabile. L’incontro diretto con l’attrice, che ogni giorno le stringeva la mano e con cui ha condiviso momenti ravvicinati, l’ha emozionata profondamente. Questa esperienza mette in luce quanto siano indispensabili le controfigure per mantenere il ritmo di una produzione così complessa, spesso senza ricevere la giusta attenzione.
Il ruolo di Andy Sachs, interpretato da Anne Hathaway, ha richiesto una presenza più articolata sul set. Sofia Felicetti è diventata controfigura dopo un casting a Milano: si era presentata come comparsa, ma la sua somiglianza con la protagonista ha convinto la produzione a darle un ruolo più importante. Sofia racconta che fin da ragazza le dicevano che le somigliava, e quel commento è diventato un’opportunità concreta sul grande schermo.
Con lei c’era Milena Schittulli, la più giovane del gruppo con 25 anni, che ha vissuto un mix di emozione e stupore nel sapere che avrebbe rappresentato Anne Hathaway nei momenti fuori inquadratura. Milena ha avuto un rapporto stretto con la star, che la rassicurava e la sosteneva per gestire l’ansia tipica del set. Le controfigure hanno accompagnato la produzione anche nei frequenti cambi di abito e look, arrivando a gestire più di cinquanta outfit diversi. Il momento più memorabile? L’incontro con la controfigura di Anne Hathaway proveniente da New York, un vero passaggio di testimone internazionale nel cuore di Milano.
Valentino Odorici ha chiuso il cerchio delle controfigure italiane impersonando Stanley Tucci, l’interprete di Nigel. Il suo racconto restituisce il caos organizzativo dei ciak sparsi per tutta Milano, dove ogni angolo si trasformava in set e i cambi di scena si susseguivano senza sosta. Dopo qualche giorno, ammette, era difficile capire cosa fosse sullo schermo e cosa fosse la sua esperienza da controfigura.
Questa immersione nel film mette in luce la fatica e la precisione richieste da un lavoro che non si limita a sostituire l’attore, ma che serve a far scorrere tutto l’ingranaggio della produzione cinematografica. Il racconto rivela un aspetto poco conosciuto del cinema, dove le comparse lasciano spazio a ruoli più specializzati, che richiedono somiglianze fisiche, pazienza e adattamento a ritmi serrati.
Le controfigure italiane hanno così aperto uno spiraglio su un mondo spesso invisibile, restituendo il volto nascosto di un film molto atteso, che ha scelto Milano come sfondo per alcune delle sue scene più suggestive. Un lavoro meticoloso, che va ben oltre la semplice presenza davanti alla cinepresa, mostrando le complesse dinamiche del cinema internazionale che si intrecciano con le strade della città.
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