
Quasi ottantatremila veicoli, gestiti da 48 fleet e mobility manager, raccontano una storia a due facce: le imprese italiane vorrebbero spingere sull’elettrico, ma qualcosa le blocca. Nel mercato privato, l’auto elettrica è sempre più familiare; nelle flotte aziendali, invece, il passo è lento e incerto. Il nodo? Un sistema fiscale che, con regole complesse e incentivi complicati, mette il freno al rinnovo delle flotte. Non è solo questione di tecnologia o costi, ma di una burocrazia che rallenta il cambiamento.
Elettrificazione a rilento: la nuova tassa che frena le aziende
Più del 70% delle imprese coinvolte nello studio ha già inserito almeno qualche veicolo elettrificato nelle proprie flotte, segno di un interesse in crescita verso soluzioni più sostenibili. Però, la recente stretta sulla tassazione, soprattutto sul fringe benefit, sta avendo l’effetto opposto rispetto agli obiettivi green. Molte aziende preferiscono allungare i contratti di noleggio attuali piuttosto che investire nell’acquisto di nuovi mezzi elettrici.
I dati ANIASA del primo trimestre 2026 mostrano un calo netto del noleggio a lungo termine, che è tradizionalmente il modo principale con cui le aziende rinnovano le flotte. Nel frattempo, cresce il noleggio a breve termine, ma finora non basta per spingere davvero il passaggio all’elettrico. Insomma, il peso fiscale sulle auto aziendali resta il freno più forte. Le imprese valutano con attenzione i costi complessivi e le ripercussioni sul bilancio, e questo condiziona le loro scelte.
Tassazione e gestione: i problemi segnalati dai fleet manager
Il punto più spinoso è il calcolo del “valore normale” per i benefit auto, che serve a stabilire la base su cui si pagano le tasse. Più del 40% dei fleet manager ammette di avere difficoltà e incertezze su questo aspetto, che crea problemi pratici e rallenta le decisioni sugli investimenti. Altri nodi critici riguardano la gestione delle riassegnazioni dei veicoli, un tema che riguarda circa un terzo degli intervistati, e la ricarica domestica, che per quasi il 30% è complicata soprattutto per una percepita doppia tassazione.
Le motivazioni che spingono le aziende verso l’elettrico sono diverse: ragioni ambientali , incentivi fiscali e obiettivi ESG . Ma il sistema fiscale sembra poco flessibile. Andrea Cardinali di UNRAE sottolinea come una revisione delle regole sulla deducibilità per le auto ad uso promiscuo e pool potrebbe far vendere oltre centomila vetture a basse o zero emissioni. “E questo cambio peserebbe meno economicamente rispetto agli incentivi diretti usati finora, portando benefici sia alle aziende sia alle casse pubbliche.”
Full hybrid penalizzate e telematica poco sfruttata
Un capitolo a parte riguarda i veicoli full hybrid. Questi modelli, pur contribuendo a ridurre le emissioni, sono trattati dal fisco come auto tradizionali a benzina o diesel. La maggioranza dei fleet manager non ci sta: più della metà pensa che equiparare i full hybrid alle auto a motore convenzionale sia un errore che va contro gli obiettivi di decarbonizzazione di imprese e istituzioni.
Anche la telematica, che potrebbe migliorare sicurezza e ridurre i costi di gestione, resta sotto-utilizzata. Nonostante la tecnologia sia disponibile, il 43% delle aziende la evita per problemi legati alla privacy e ai rapporti con i sindacati, mentre un altro 24% cita i costi troppo alti. Solo il 19% la usa per sfruttarne davvero i vantaggi economici e organizzativi. Giuseppe Benincasa di ANIASA indica come priorità un sistema fiscale più equo, stabile e in linea con gli standard europei, capace di sostenere la transizione verso veicoli a basse emissioni.
Le sfide sono ancora tante e complesse. Serve un confronto costante per superare gli ostacoli e permettere alle aziende italiane di accelerare davvero la svolta green delle loro flotte.
