«La televisione italiana è ferma, bloccata da vent’anni». Fiorello non ha usato mezzi termini al Salone del Libro di Torino. Con la sua consueta schiettezza, ha smascherato una realtà che molti pensano ma pochi dicono ad alta voce: Rai e Mediaset continuano a proporre gli stessi programmi, anno dopo anno, senza alcuna voglia di cambiare. Il problema non è solo la ripetitività, ma la mancanza di coraggio nel rinnovare i palinsesti. Le sue parole, nette e senza filtri, hanno subito acceso un acceso dibattito, mettendo sul tavolo la domanda che da tempo inquieta il pubblico: come può la tv italiana uscire da questo immobilismo?
Rosario Fiorello non ha nascosto la sua delusione per la stagnazione che da due decenni caratterizza le reti Rai e Mediaset. Al Salone del Libro di Torino 2024 ha denunciato che i palinsesti sembrano una fotocopia che si ripete anno dopo anno, citando programmi come “Amici di Maria De Filippi”, “Ballando con le Stelle” e “Tale e Quale Show”, che vanno avanti da troppo tempo. Secondo lui, la prossima stagione tv sarà praticamente uguale a quella appena conclusa, senza novità o esperimenti degni di nota. La critica è rivolta soprattutto ai dirigenti, colpevoli di puntare sempre sugli stessi format, senza investire in progetti originali.
Il problema, sottolinea Fiorello, non è solo l’abitudine a riproporre ciò che funziona, ma la perdita di capacità di sorprendere il pubblico. La tv avrebbe bisogno di nuove idee e di coraggio, altrimenti i programmi rischiano di consumarsi e annoiare. Denuncia un immobilismo che, a suo avviso, penalizza non solo gli spettatori ma anche la qualità complessiva dell’offerta. Con una punta di ironia, ha aggiunto che ogni stagione sembra salvarsi solo grazie a eventi come il Festival di Sanremo, che ancora mantiene una posizione centrale.
Nonostante il quadro critico su Rai e Mediaset, Fiorello ha voluto precisare che lui stesso ha tentato più volte di portare novità. Ha raccontato del suo progetto di un programma alle sette di mattina, un orario insolito per un nome come il suo. Una scelta che dimostra la sua voglia di uscire dagli schemi e sperimentare, senza fossilizzarsi sul passato.
Va detto però che Fiorello è rimasto lontano dalla tv per anni prima del recente ritorno su Rai. L’ultima grande apparizione in prima serata risale al 2011 con “Il Più Grande Spettacolo Dopo il Weekend”. Questo lungo stop ha ridotto il suo peso diretto nel panorama attuale. Con schiettezza, l’artista ha ammesso che si aspetta sempre qualcosa di nuovo da lui, ma ha sottolineato che per fare diversamente serve anche un contesto che permetta di mettere in scena idee fresche.
Il suo approccio non è solo critica: è anche un esempio di adattamento e resilienza in un mondo televisivo che cambia continuamente, consapevole però che la sperimentazione deve fare i conti con le logiche di mercato e con i gusti del pubblico, spesso decisivi nelle scelte.
Nel suo intervento, Fiorello ha lasciato spazio anche alla nostalgia, ricordando i grandi varietà degli anni passati come un modello di televisione di alta qualità, capace di trasformare il sabato sera in un appuntamento fisso per le famiglie. Ha citato nomi come Renzo Arbore, Piero Chiambretti, Mina, Raffaella Carrà e le Gemelle Kessler, sottolineando come quei programmi fossero curati nei minimi dettagli, con una qualità che oggi sembra difficile da raggiungere. Quei show erano fatti con una cura quasi maniacale, per offrire spettacoli impeccabili e innovativi.
Ma, ha aggiunto, non è solo la tv a essere cambiata: anche chi la guarda è molto diverso. Oggi il pubblico è più frammentato, e l’idea di appuntamento collettivo si è assottigliata. Le abitudini di consumo sono mutate con l’arrivo delle piattaforme digitali e dei social. Non si può più tenere l’attenzione su un monologo lungo senza rischiare di perderla, tra TikTok e altri intrattenimenti veloci. C’è meno pazienza e più selezione.
Questo cambiamento radicale impone di ripensare i contenuti e il modo di proporli. La nostalgia per un passato di spettacoli curati si scontra con una realtà dove il pubblico è disperso tra mille canali e schermi, spingendo a preferire palinsesti basati su programmi collaudati e riconoscibili.
Nonostante il mercato e i gusti del pubblico siano profondamente mutati, restano però momenti capaci di ricreare un senso di comunità tra gli italiani. Fiorello riconosce che eventi come il Festival di Sanremo conservano una posizione centrale nel panorama mediatico nazionale. Sanremo continua a coinvolgere un pubblico vasto, mantenendo un appuntamento collettivo, seppur in forme aggiornate.
Anche l’Eurovision Song Contest sta guadagnando terreno, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni grazie ai social. Sono eventi che, pur in un’epoca di attenzione frammentata, riescono ancora a creare momenti condivisi.
Il futuro della nostra televisione sembra affidarsi a progetti capaci di trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, in grado di costruire nuove abitudini di visione. I grandi show con un’identità forte, come quelli citati da Fiorello, restano un punto di riferimento, ma dovranno inevitabilmente evolversi per tenere il passo con un pubblico sempre più vario e in continuo mutamento.
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