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Amazon accusata di manipolazione prezzi: avrebbe chiesto ai brand di alzare i costi sui competitor

«State alzando i prezzi anche per gli altri?» È questa, in sostanza, la domanda che il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha posto a diversi marchi coinvolti in un’indagine che ora punta dritto contro Amazon. Il gigante dell’e-commerce è accusato di aver esercitato pressioni per far salire i listini non solo sul proprio sito, ma anche su quelli dei concorrenti. Un’accusa che scuote le fondamenta del mercato digitale, dove Amazon non sembra più una semplice piattaforma, ma un attore capace di influenzare prezzi e strategie ben oltre il proprio perimetro. Secondo le denunce, ci sarebbero stati contatti diretti e continui tra Amazon e i produttori, con un unico scopo: coordinare i rincari e tenere sotto controllo il mercato.

Accuse pesanti: possibile intesa per alzare i prezzi

La denuncia del procuratore si basa su documenti che descrivono un meccanismo di coordinamento orchestrato da Amazon. L’ipotesi è che l’azienda abbia usato il suo ruolo dominante per far salire i prezzi anche sui canali concorrenti. Da questa strategia, secondo le accuse, ne risulterebbe un mercato distorto, con danni per consumatori e venditori indipendenti.

Attraverso trattative dirette con i produttori, Amazon avrebbe chiesto di modificare i prezzi anche su altri siti. Nei documenti si parla di una pressione forte, che più che una semplice richiesta si configura come un vero e proprio ordine mascherato da consiglio. Chi non si adegua rischia di perdere visibilità e accesso alle piattaforme più importanti. Insomma, un potere che va oltre il normale gioco della concorrenza, e che potrebbe danneggiare la libera competizione.

La battaglia legale e le tappe dell’indagine antitrust

Tutto nasce da un’indagine avviata nel 2022 dalla California, quando sono emerse le prime accuse contro Amazon per pratiche anticoncorrenziali. Il nodo era che il gruppo avrebbe impedito ai venditori di proporre prezzi più bassi sulle piattaforme concorrenti, costringendoli a mantenere listini allineati o addirittura più alti.

A febbraio di quest’anno, il procuratore Bonta ha chiesto un blocco temporaneo di queste pratiche, in attesa della sentenza prevista nel 2024. L’obiettivo è fermare subito ogni possibile distorsione prima del processo. Il caso è uno dei più importanti tra le indagini antitrust contro le big tech, con riflessi che potrebbero arrivare ben oltre gli Stati Uniti.

L’attenzione delle autorità sul modo in cui le piattaforme dominanti gestiscono i prezzi cresce sempre di più. Per i consumatori, l’esito di questa battaglia potrebbe tradursi in un cambiamento nei costi dei prodotti online.

Nonostante le accuse, Amazon resta il leader incontrastato delle vendite digitali, ma questa vicenda apre un nuovo capitolo sul ruolo dei giganti del web nel controllare i prezzi e sulla tutela della concorrenza nel mondo digitale. Il dibattito è appena cominciato, e la prossima fase del processo sarà decisiva per capire chi ha ragione e quali saranno le conseguenze reali.

Redazione

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