Ogni anno, decine di satelliti si affollano in orbita, trasformando lo spazio in una vera e propria autostrada tecnologica. Tra questi, Zhuri – un progetto cinese – punta a qualcosa di rivoluzionario: catturare energia solare direttamente dallo spazio e trasmetterla sulla Terra. Non è solo una questione di efficienza energetica. È una sfida tecnologica enorme, che potrebbe cambiare gli equilibri strategici e geoeconomici mondiali. A guidare questa impresa c’è Duan Baoyan, docente alla Xidian University, che sottolinea quanto sia complessa e ambiziosa questa missione. In ballo, infatti, c’è una vera rivoluzione nel modo di produrre energia pulita.
Il cuore del progetto Zhuri sono grandi strutture posizionate in orbita, capaci di catturare l’energia del sole senza sosta. A differenza dei pannelli solari a terra, che si fermano di notte o quando il cielo è coperto, quelli nello spazio restano esposti alla luce del sole in modo continuo. Così si può raccogliere molta più energia. La vera sfida sta nel portarla sulla Terra. Zhuri sta sviluppando sistemi che trasformano l’energia solare in microonde o fasci laser molto precisi, diretti verso stazioni di ricezione a terra. Qui l’energia viene riconvertita in elettricità per alimentare città e industrie. Tra i problemi da risolvere ci sono la sicurezza della trasmissione e la stabilità dei fasci quando attraversano l’atmosfera, per evitare perdite o interferenze.
Zhuri non è solo un passo avanti nelle rinnovabili, ma potrebbe cambiare le carte in tavola a livello geopolitico. Governi e big della tecnologia seguono da vicino questi sviluppi. L’energia solare dallo spazio potrebbe offrire a paesi dipendenti da gas e petrolio un’indipendenza mai vista prima. In più, la tecnologia dei fasci laser o microonde potrebbe avere usi militari o per la sorveglianza tecnologica. Controllare grandi strutture in orbita bassa e media significherebbe avere un vantaggio anche nel controllo delle infrastrutture spaziali, ormai vitali per comunicazioni e sicurezza globale. Cina, Stati Uniti, Europa e Russia sono in prima linea in questa corsa che mescola controllo dello spazio e gestione delle risorse energetiche del futuro.
Zhuri non è l’unico progetto in campo. Anche altre nazioni investono in energia solare dallo spazio. Gli Stati Uniti, con NASA e DARPA, lavorano da anni su prototipi simili. L’Unione Europea punta a capire soprattutto se queste tecnologie possono essere sostenibili dal punto di vista economico e ambientale. Giappone e Russia hanno squadre che studiano piattaforme orbitali per la cattura dell’energia. Il problema più grosso resta il costo altissimo di lanci e costruzione, oltre alle regole internazionali sul traffico spaziale, già congestionato da satelliti per telecomunicazioni e osservazione. Scienziati e ingegneri stanno unendo le forze per superare questi limiti tecnici e normativi, aprendo la strada a nuove soluzioni energetiche e a un uso più razionale delle orbite terrestri.
L’energia solare dallo spazio è una frontiera con grandi potenzialità, ma ancora tutta da dimostrare su scala industriale. Avere una fonte costante, pulita e affidabile potrebbe cambiare profondamente il modo di produrre energia. La crescente attenzione alla sostenibilità e al contrasto del cambiamento climatico spinge a investire in questo settore. Però per farlo davvero servono passi avanti nella logistica spaziale, nelle reti di trasmissione e nel coordinamento internazionale. Senza dimenticare le questioni di sicurezza e gestione dello spazio intorno a noi. Progetti come Zhuri mostrano che la sfida energetica sta spostandosi sempre più lontano, verso un orizzonte globale… e spaziale.
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