Dal 2026, il bonus domotica non sarà più lo stesso. La Legge di Bilancio ha rivoluzionato le regole: non si tratta solo di cambiare qualche percentuale, ma di riscrivere i criteri di accesso, i limiti di spesa e i prodotti ammessi. Per chi punta a sfruttare queste agevolazioni, che sia per la casa o per l’ufficio, il percorso diventa più rigoroso e definito. Insomma, niente più semplificazioni: ora serve attenzione ai dettagli.
Le aliquote si diversificano in base al tipo di immobile. Per la casa principale la detrazione resta al 50%, un punto fermo per chi vuole installare sistemi domotici nella propria abitazione abituale. Ma chi ha una seconda casa o un immobile a uso non locativo vede la detrazione calare al 36%, un terzo delle spese recuperabili con la dichiarazione dei redditi.
Diverso il discorso per gli immobili strumentali, cioè quelli usati da aziende o professionisti per il lavoro. Qui il bonus è più generoso, con una detrazione al 65%. Ma attenzione: questo sconto maggiore è legato a condizioni stringenti, pensate per assicurare che gli interventi migliorino davvero l’efficienza energetica e la gestione degli spazi lavorativi. Insomma, chi usa i locali per attività professionali ha un vantaggio, ma deve rispettare regole precise.
Il limite massimo di spesa su cui calcolare la detrazione resta 15.000 euro per ogni unità immobiliare. Però entra in gioco il reddito del richiedente. Chi guadagna fino a 75.000 euro mantiene il tetto pieno, senza alcuna riduzione.
Tra 75.000 e 100.000 euro la soglia si abbassa progressivamente, mentre sopra i 100.000 euro la detrazione può scendere fino a circa 8.000 euro. Questo sistema riduce gli incentivi per chi ha redditi più alti, concentrando l’aiuto su chi ha meno margine di spesa.
Di conseguenza, prima di richiedere il bonus serve un controllo attento della propria situazione reddituale, oltre a rispettare scadenze e procedure. Questa progressività fa parte di una strategia più ampia per razionalizzare gli incentivi fiscali.
Non basta montare qualsiasi dispositivo domotico per avere la detrazione. I sistemi devono rispettare la norma UNI EN 15232, raggiungendo almeno la Classe B di efficienza. Devono permettere il controllo da remoto tramite app o altre interfacce digitali e garantire un monitoraggio continuo dei consumi energetici, per gestire gli spazi in modo consapevole.
Inoltre, devono essere in grado di gestire in autonomia alcuni parametri, come la temperatura interna e lo stato degli impianti, fornendo feedback in tempo reale. Non rientrano nel bonus dispositivi come smartphone o tablet usati per controllare gli impianti: la detrazione riguarda solo le componenti hardware specifiche, come centraline, sensori e attuatori.
Il bonus copre anche lavori di muratura e impiantistici necessari, oltre a spese per progettazione, verifiche di conformità e pratiche burocratiche con ENEA, che segue gli interventi energetici. Un pacchetto pensato per accompagnare l’adeguamento tecnologico degli edifici a 360 gradi.
Dal 2026 il bonus domotica si può ottenere solo come detrazione IRPEF spalmata in dieci anni. Non sarà più possibile usare lo sconto diretto in fattura o cedere il credito, strumenti che prima garantivano liquidità immediata ma aprivano la porta a controlli meno stringenti.
Per accedere all’agevolazione bisogna pagare con bonifico parlante, così da tracciare ogni spesa. Il fornitore deve rilasciare una certificazione tecnica che attesti la conformità degli impianti agli standard richiesti. E entro 90 giorni dalla fine dei lavori va inviata tutta la documentazione all’ENEA.
Questo meccanismo punta a incentivare interventi di qualità, trasparenti e in regola con le norme vigenti.
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