“Non sono mai stato bravo a parlare di me.” Mahmood lo ammette con una franchezza che sorprende, soprattutto per chi lo conosce solo attraverso i suoi video provocatori e le sue esibizioni cariche di energia. Dopo anni di riservatezza, il cantante vincitore di Sanremo si è lasciato andare a una conversazione sincera con Butt, una rivista queer di Amsterdam, rivelando un lato di sé più umano e meno costruito. Niente proclami, niente effetti speciali: solo parole misurate, come sussurrate in un dialogo intimo, che svelano la pausa creativa trascorsa in Spagna e il bisogno di ritrovare sé stesso lontano dai riflettori.
Nel raccontare la sua vita fuori dal palco, Mahmood mette al centro il rapporto con sua madre. Una presenza fondamentale, che lo ha sostenuto fin da giovane e gli ha permesso di non nascondersi mai, nemmeno dopo il successo. La madre è stata il suo punto di riferimento, un equilibrio in un mondo spesso spietato come quello dello spettacolo. Grazie a lei, ha affrontato con meno paura la propria identità, senza doverla forzare in etichette rigide.
E infatti Mahmood evita definizioni nette sul suo orientamento sessuale. Preferisce un’identità più fluida, personale. Si definisce “gaymer”, un termine che unisce il suo essere queer con la passione per i videogiochi e i giochi di ruolo. Un modo semplice per abbracciare diverse sfaccettature di sé senza incasellarsi. La sua riservatezza resta una scelta consapevole, un modo per tenere saldo il controllo su ciò che riguarda la sua vita privata. Eppure, non manca di condividere qualche aneddoto curioso, senza però scendere nei dettagli.
Tra le storie raccontate, c’è un episodio che spicca. Mahmood parla di un incontro “fantastico” con una persona, che ha un sapore quasi surreale. Dopo un momento di intimità, quella persona gli ha confidato che i suoi figli sono fan di Mahmood, mettendolo in una situazione divertita e un po’ sorpresa. L’artista non svela nulla sul partner, né il genere né altri particolari, lasciando un alone di mistero che da sempre lo accompagna.
Questo racconto serve a mostrare la complessità delle sue relazioni, lontane dai riflettori ma non nascoste del tutto. La scelta delle parole riflette un equilibrio tra discrezione e sincerità, un confine ben definito tra ciò che vuole condividere e ciò che preferisce tenere per sé.
Dal punto di vista mediatico, non si tratta di un coming out ufficiale o di dichiarazioni di principio come quelle di altri artisti. Mahmood resta sul vago, parla di “persone” e “partner” in modo generale, mostrando una prudenza che forse è anche una forma di tutela verso la sua privacy.
Dall’intimità personale si passa a un momento cruciale per la sua carriera. Mahmood ha annunciato una pausa lunga dalla musica: niente tour, niente nuovi singoli nel 2026. Vuole prendersi tempo per riflettere, ricaricarsi e tornare con nuove idee da offrire al pubblico.
Ha scelto di trasferirsi in Spagna, lontano dalla pressione dei media e dai follower che lo inseguono anche nei momenti di relax. “A volte mi sento una tigre bianca in uno zoo”, dice, per spiegare quanto sia difficile vivere sotto costante controllo. Camminare per strada senza telecamere o sguardi puntati diventa un’esigenza, un modo per ritrovare un po’ di normalità.
Questa pausa è un segnale chiaro: Mahmood vuole rispettare se stesso e il proprio processo creativo. Nel mondo della musica spesso si corre, si pubblica senza sosta. Lui invece punta alla qualità, alla sostanza, consapevole che la carriera è una corsa a lungo termine.
Spostarsi all’estero non è solo un cambio di scenario, ma un modo concreto per vivere questa fase con più serenità. Un’occasione per sperimentare, rigenerarsi e vivere la propria vita senza sentirsi un personaggio da osservare.
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